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Nuovo triage multilingue al Pronto Soccorso delle Molinette

by Claudio Rabbia 12 Luglio 2020
written by Claudio Rabbia

Sono molti gli stranieri che arrivano nei diversi Pronto Soccorso di Torino. Le lingue parlate altrettante e spesso il personale sanitario non è, comprensibilmente, in grado di comprendere appieno le esigenze del paziente.

Alle Molinette hanno messo a punto una scheda di triage tradotta in più lingue (per ora, inglese, arabo, cinese, albanese e romeno) per aiutare il dialogo tra operatori sanitari e cittadini stranieri. E’ prevista una fase di sperimentazione che partirà a breve (luglio 2020).

Bella iniziativa.

 

Triage multilingue

12 Luglio 2020
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“Primo non nuocere”

by Claudio Rabbia 6 Giugno 2017
written by Claudio Rabbia

Leggevo qualche tempo fa un libro scritto da neurochirurgo inglese, che, alla luce della sua quarantennale esperienza, racconta in quelle pagine le tante “battaglie” condotte accanto ai pazienti. Battaglie costellate di vittorie e di successi, ma anche di sconfitte, errori e fallimenti.

In questo libro, dal titolo “Primo non nuocere”, traspare quasi una confessione di chi, svolgendo la professione del medico, si trova ogni giorno a confronto con le fragilità dell’essere umano, sia esso rappresentato dai pazienti o dal proprio sé: la scoperta di una malattia, la speranza della cura, la decisione di che cosa fare, il successo o l’insuccesso di un intervento o di una terapia. Momenti che cambiano inevitabilmente la vita di chi si affida alle nostre mani, ma anche in qualche modo la nostra stessa vita.

Le storie contenute in queste pagine riguardano “i tentativi di trovare un equilibrio fra il necessario distacco e la comprensione richiesta dalla carriera di un chirurgo, un equilibrio tra speranza e realismo”.

“La maggior parte dei pazienti e dei loro famigliari cercheranno online notizie sul loro male, sicché le bugie a fin di bene del passato hanno gambe sempre più corte. Tuttavia, prima o poi, parte dei pazienti arriveranno al punto di non ritorno. Spesso è molto difficile per entrambi, medico e paziente, ammettere che lo si è raggiunto”, scrive Henry Marsh…

 

Primo non nuocere. Storie di vita, morte e neurochirurgia
Henry Marsh
Ponte alle Grazie, Milano, 2016 

 

 

6 Giugno 2017
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La salute disuguale

by Claudio Rabbia 1 Giugno 2017
written by Claudio Rabbia

È iniziata oggi la 12a edizione del Festival dell’Economia di Trento. “E quindi?” dirà qualcuno di voi… E quindi… trovo il tema di quest’anno di estremo interesse: “La salute disuguale”.

Il concetto di fondo è che investire in salute, in particolar modo nella prevenzione, riducendo le disparità nell’accesso alle cure mediche da parte delle persone, può essere anche economicamente vantaggioso.

Bastano alcuni titoli di eventi che si succederanno in questi giorni per capire come la “salute disuguale” possa essere trattata e studiata da molteplici interessantissime angolature: dal punto di vista dell’economia, del diritto, dell’etica, della bioetica e, ancora, dal punto di vista dell’innovazione, delle nuove tecnologie, fino a sfociare persino nella prospettiva cinematografica.

Giusto a titolo di esempi, benché assolutamente riduttivi rispetto alla varietà degli argomenti in calendario…: “La salute, ad ogni costo?”; “Sostenibilità dei sistemi sanitari”; “Vita e morte nella scala sociale”. “La ricerca del futuro contro le disuguaglianze”; “Sanità e nuove tecnologie”; “Io, Daniel Blake”…

“Spigolando” qua e là, mi sono imbattuto anche in un riferimento ai cosiddetti “determinanti sociali della salute”, che influenzerebbero appunto lo stato di salute. Riporto quanto letto: “fra essi non vi sono solo istruzione, lavoro e reddito, ma anche le condizioni socio-economiche in cui vivono le persone. La conoscenza e il monitoraggio degli effetti dei determinanti sociali sugli stili di vita è fondamentale per definire interventi di promozione della salute in tutte le politiche e, più in generale, per ridurre le disuguaglianze dello stato di salute e migliorare il benessere di tutta la popolazione. Ciò è in linea con gli obiettivi della strategia Salute 2020 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)”.

Seguendo i lavori del Festival, si potranno certamente trarre tanti altri spunti di grande interesse. C’è molto da dire e molto da riflettere sul tema della salute disuguale e confido che possano esserci anche per noi, presto, occasioni per farlo.  

1 Giugno 2017
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Tempo della comunicazione e tempo di cura

by Claudio Rabbia 24 Dicembre 2016
written by Claudio Rabbia

E’ scritto anche nel Codice di Deontologia Medica e credo possa essere interessante ricordarlo…:

“La relazione tra medico e paziente è costituita sulla libertà di scelta e sull’individuazione e condivisione delle rispettive autonomie e responsabilità.

Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura” (Titolo III, Art. 20).

Non pensate che possa essere degna di nota la frase… considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura?

E ancora nell’Art. 33, Titolo IV, si legge, tra gli altri, un capoverso significativo: “Il medico adegua la comunicazione alla capacità di comprensione della persona assistita o del suo rappresentante legale, corrispondendo a ogni richiesta di chiarimento, tenendo conto della sensibilità e reattività emotiva dei medesimi, in particolare in caso di prognosi gravi o infauste, senza escludere elementi di speranza”.

Forse vale la pena evidenziare alcune parole: comunicazione adeguata, fiducia, comprensione, sensibilità e reattività emotiva, condivisione, alleanza di cura. Giusto per ricordarle.

24 Dicembre 2016
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“Parole di medici, parole di pazienti”

by Claudio Rabbia 10 Dicembre 2016
written by Claudio Rabbia

A diversi livelli si muove la comunicazione umana nei rapporti interpersonali; i due maggiormente distintivi sono il piano del contenuto, veicolato normalmente attraverso codici simbolici, e il piano della relazione, associato invece a messaggi generati di solito attraverso la gestualità corporea, la comunicazione non verbale, le emozioni.

Fatta questa semplice premessa, ahimé un po’ didascalica, quando si dice che tutte le comunicazioni hanno sia un aspetto di contenuto, sia un aspetto relazionale, si vuole mettere in evidenza che ogni rapporto di comunicazione è connotato dal fatto che i protagonisti stiano cercando di ottenere o di far succedere qualcosa o al contrario dal fatto che temano che accada qualcosa che non vogliono che succeda.

Questa doppia connotazione dei messaggi va tenuta presente in modo particolare soprattutto quando ci si occupa di comunicazione in ambito medico: di fronte alla paura e alla sofferenza, la volontà e al contempo il timore, il desiderio di sapere e al contempo la paura di essere costretti a sapere, si alternano e intervengono nelle descrizioni del paziente, nelle sue richieste, nelle sue reazioni.

Quando il paziente descrive i propri comportamenti, i propri sintomi, le proprie sensazioni, non li descrive genericamente a qualcuno: li descrive al suo medico.  La relazione che si instaura tra di loro – benché non sempre… – contiene una sorta di “intesa tacita” in base alla quale il paziente riconosce al medico la facoltà di intervenire nelle sue descrizioni o “narrazioni”, di utilizzarle e anche di interpretarle.

Attorno a questa relazione fatta di comunicazione verbale, dialogo, narrazione e di comunicazione non verbale, emozioni, significati inespressi, si snodano le pagine del libro “Parole di medici, parole di pazienti” di Giorgio Bert e Silvana Quadrino (Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2002). Nel testo vengono presentati esempi tratti dalle tecniche e della pratica di counselling sistemico applicato in ambito sanitario. E’ proprio del counselling aiutare ad esplorare diversi modi di porsi, di raccontarsi, per individuare nuovi percorsi o nuove prospettive.

Focalizzandosi in particolare sul “raccontare se stessi”, gli autori in un passaggio del testo si chiedono se il paziente che parla al medico di sé, delle sue preoccupazioni, dei suoi sintomi, abbia costruito e restituito la propria descrizione. La risposta è affermativa, ma con dei “ma”: se cioè si intende che il paziente sia giunto “preparato” all’incontro con il medico, assai probabilmente così è. Ha riordinato prima le idee decidendo che cosa dire o non dire, come dirlo, che tipo di risposte vorrebbe ottenere, che cosa teme invece di sentirsi dire. La descrizione quindi può dirsi in parte preparata; ma in parte è, per forza di cose, rivista al momento a seconda del tipo di reazione del medico, delle sue domande, dei suoi commenti. E comunque non si tratta certo dell’unica descrizione possibile né tanto meno dell’unico punto di vista considerabile, in quanto ogni personale descrizione non può che essere un tentativo di per sé imperfetto e soggettivo di riproduzione di una realtà complessa e spesso anche difficoltosamente descrivibile.

Un’interpretazione del rapporto medico-paziente vista da un’angolatura particolare. Condivisibile o meno, non sta a me dirlo. Lo offro come spunto di riflessione.


Parole di medici, parole di pazienti. Counselling e narrativa in medicina
Giorgio Bert, Silvana Quadrino
Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2002

10 Dicembre 2016
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Comunicare la salute nel tempo della “modernità liquida”

by Claudio Rabbia 17 Ottobre 2016
written by Claudio Rabbia

I cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni e il ruolo chiave assunto dai media e dalla tecnologia hanno profondamente influito sulle modalità di informazione/comunicazione delle tematiche riguardanti la salute. Il web ha reso accessibili una grande quantità di informazioni, rendendo gli utenti sempre più consapevoli, grazie alla possibilità di confronto mediante blog, forum, social network, strumenti che nel tempo sono diventati, agli occhi dell’utente, una sorta di “sportello medico virtuale” attraverso il quale cercare risposte. Da una recente ricerca condotta dall’Università “La Sapienza di Roma”, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) è emerso che la rete è diventata il secondo punto di riferimento dopo i medici per il 74% degli italiani, per la ricerca dei sintomi attraverso il motore di ricerca. Una prassi cosi diffusa ormai che negli Stati Uniti pare che Google stia per attivare una nuova funzione, che “mette a sistema” questa tendenza: “digitando i sintomi si potranno ottenere in risposta sia una serie di patologie correlate sia una descrizione generale, ovvero una sorta di diagnosi, accompagnata da informazioni utili per il trattamento fai-da-te e come richiedere, invece, una visita dal dottore” (fonte, articolo La Repubblica.it 21 giugno 2016)
Non solo: la divulgazione medica proposta dai mass media ha contribuito non poco a diffondere, non sempre in maniera corretta, tematiche riguardanti la salute, scelte magari tra quelle più in grado di “fare notizia”.
La conseguenza più evidente di questo processo è un cambiamento profondo della relazione tra medico e paziente che sempre più di frequente arriva già con un proprio bagaglio di informazioni, talvolta con vere e proprie “autodiagnosi” che rendono la comunicazione complessa. La non veridicità delle informazioni, la casistica individuale, la non attendibilità delle fonti sono solo alcune delle problematiche che impongono di trovare nuove strategie di azione. L’urgenza è quella di riportare l’attenzione sulle fonti e sulla necessità che siano accreditate, attraverso un lavoro di divulgazione che tuteli la veridicità delle informazioni. Diverse aziende ospedaliere hanno da tempo raccolto la sfida, attivando nuovi canali di comunicazione con l’obiettivo di presidiare il proprio campo di azioni.
Il contesto attuale ci espone ogni giorno ad un bombardamento continuo di informazioni e stimoli non sempre decifrabili e distinguibili, specialmente quando si ha a che fare con la salute. La sfida per noi medici professionisti è proprio quella di mettere in campo la nostra esperienza cogliendo l’opportunità e le necessità che ci impone questo tempo “liquido”, in cui viviamo.

17 Ottobre 2016
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“Cosa sognano i pesci rossi”

by Claudio Rabbia 2 Agosto 2016
written by Claudio Rabbia

Un giorno, un amico indimenticabile, un medico, mi regalò un “libriccino tragico e meraviglioso”: così lui lo definì.

Vite di medici e di pazienti che si incrociano, dove nella relazione di cura si mescolano intrecci di formalità e autorevolezza professionale, di compassione, di cinismo, di distacco, di emotività intensa, di angoscia, di dolore, di sofferenza, di successo umano e di insuccesso professionale e molto altro ancora.

pesci rossi“Cosa sognano i pesci rossi” (di Marco Venturino) è il titolo di questo libro, da quale ho tratto alcuni brani, che spero possano stimolare qualche riflessione in previsione anche degli incontri futuri che saranno focalizzati, tra gli altri temi, sulla comunicazione tra il medico e il paziente:

“… ma perché hai studiato medicina? Potrebbe sinceramente rispondere: perché volevo guarire la gente, gli piace la vita e la gente è vita. Gli piace ascoltare la gente ed è sempre disponibile per tutti. Ogni malato che non guarisce non è una sconfitta personale, ma è una sconfitta della vita e la vita non può essere sconfitta”.
“Quando uno, al di fuori di questa specie di roulette russa che è la malattia, vive la sua vita normalmente senza ospedali, ambulatori e affini è portato a considerare i medici e gli operatori sanitari in genere come una sorta di iniziati, prescelti dal destino e votati a una causa. Questo finché si è fuori.
(…) Certo, fra i medici c’è il professionista che lavora bene e c’è quello che tira a campare, c’è quello competente e preparato e c’è il millantatore disonesto, ma esattamente come dappertutto. Fare il medico è un lavoro come un altro. E questa è una verità che scopri quando da paziente diventi un caso che non va come deve andare, che si complica, uno che non dà soddisfazioni, uno che crea problemi.
(…) “Il trial! La parola magica in grado di riunire i più acerrimi antagonisti come guerrieri intorno a un totem sacrificale. Il trial: cioè lo studio scientifico il cui scopo dovrebbe essere la ricerca, speculativa, rigorosamente formale o banalmente pratica che sia, ma chiaramente votata a trovare migliorie le quali, nella scienza medica, dovrebbero risolversi in beneficio per i pazienti e, in realtà, assai spesso sono solo un obiettivo per la propria vanità.
(…) Spesso si sostiene che il distacco, il cinismo oserei dire con cui gli operatori sanitari trattano la loro “merce” è l’inevitabile condizione perché possano svolgere in maniera precisa il loro lavoro. I più benevoli correggono questa affermazione aggiungendo che è anche l’unica condizione perché possano sopravvivere senza essere schiacciati dal peso della sofferenza altrui. O forse è solo una scusa. Forse nessuna delle due cose”.


2 Agosto 2016
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Claudio Rabbia

Claudio Rabbia

Responsabile Diagnostica Vascolare di SUM - Studio di Ultrasonografia Medica (Torino). Responsabile del Dipartimento di Patologia Vascolare di Humanitas Torino dal gennaio 2016. Consulente di Diagnostica Ultrasonografica Vascolare del Gruppo C.D.C. (Torino)...


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