Quali linee guida per la radiologia interventistica?

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E’ possibile individuare delle linee guida comuni per la radiologia interventistica?

Questa è la domanda che ha posto Francesco Florio in apertura della tavola rotonda “Radiologia & Neuroradiologia interventistica: rivisitiamo i quaderni della salute. Standard strutturali, organizzativi e qualitativi”, durante la 19a edizione del RING, tenutosi a Rimini l’1 e il 2 aprile 2017.

La Radiologia interventistica nasce nel 1964 con la prima angioplastica; nel 1973 viene fatta la prima embolizzazione per emorragia in Italia. Ma mentre procedure di cardiochirurgia, emodinamica, TAVI di più recente introduzione sono state normate e codificate ed hanno specifici DRG, ancora si devono creare codifiche uniche nelle procedure di radiologia interventistica. Non esiste alcun DRG, ha sottolineato Florio, che identifichi le procedure della radiologia interventistica se non per assimilazione ad altre procedure chirurgiche.

Oggi, il 30% delle patologie trattate con la chirurgia generale e il 70% delle patologie di chirurgia vascolare possono trovare adeguata risposta nella radiologia interventistica. Pertanto la domanda focale è la seguente: qual è il ruolo della radiologia interventistica?

Florio, da appassionato di musica quale lui è, ha introdotto il seguente paragone: la radiologia interventistica è come un orchestrale che rimane nella buca e non riceve alcun tributo né soddisfazione dal pubblico. Di conseguenza, l’esortazione di Florio a tutti i presenti è stata quella di adoperarsi nelle sedi opportune per stabilire standard, normare la disciplina, definire la formazione, individuare le linee guida e controllare gli esiti. Quindi, buon lavoro a tutti noi…!

 

 

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